E’ un argomento di grandissima attualità il rapporto, ormai sempre più stretto, tra uomo, macchine e intelligenza artificiale. Se n’è parlato anche pochi giorni fa durante un convegno in Confindustria Udine promosso da Industry Platform 4 Fvg e Digital Innovation Hub Udine. Il titolo del convegno infatti era: “L’intelligenza artificiale per la manifattura del futuro”. Il Presidente Anna Mareschi Danieli in questa occasione ha manifestato tutta la sua preoccupazione. Ha dichiarato che nonostante l’Italia sia la seconda manifattura in Europa e la settima al mondo, rischia di retrocedere essendo al quartultimo posto secondo l’indice di digitalizzazione dell'economia e della società definito dalla Commissione UE. Il mondo si sta sempre più ‘digitalizzando’ e noi dobbiamo cercare di stare al passo coi tempi. Stiamo vivendo una trasformazione tecnologica, quella dell’Industria 4.0 che sta ribaltando il mercato. Per evitare che la nostra manifattura entri in una fase di declino, compromettendo tutta la nostra economia, non ci resta che adeguarci.
Ma come la pensano i lavoratori italiani a proposito di questo ‘nuovo modo di fare impresa’ e della manifattura del futuro? La Fondazione Italo ha commissionato a Toluna, società di ricerche di mercato, una ricerca per verificarlo. L’indagine è stata rivolta a mille lavoratori italiani ed in generale è emerso che le persone non sono ancora pronte a relazionarsi con macchine intelligenti. Quasi la metà infatti ritengono che le macchine non debbano pensare, ma solo eseguire compiti ripetitivi riguardanti soprattutto la sicurezza sul lavoro o la pianificazione dei turni. La Fondazione ritiene fondamentale comprendere gli effetti sul personale prima di introdurre, in un ambiente lavorativo, queste soluzioni artificialmente intelligenti per il solo ritorno economico. Ad essere più sensibili al tema sono le donne, che temono, con l’avvento delle macchine, di perdere i rapporti interpersonali tra colleghi.
Alla luce di questi risultati la Fondazione ha persino ipotizzato la necessità di una nuova figura professionale, rivolta principalmente alla formazione del personale. Un “digital transformation coach” che dovrà far digerire l’introduzione di macchine intelligenti nel processo industriale a chi già lavora. Insomma le macchine e i robot capaci di interagire tra di loro aumenteranno inevitabilmente a scapito del ‘capitale umano’. Un cambiamento che significherà più efficienza e minori costi per le imprese. Ma per governare la fabbrica del futuro e affrontare le sfide della quarta rivoluzione industriale avremo necessità di risorse umane qualificate che ora scarseggiano. E ciò purtroppo in seguito ai fenomeni migratori dei nostri giovani talenti.